Il contesto strategico in cui si inserisce il progetto "processo civile telematico" è il complesso "mondo della giustizia". Con siffatto progetto la Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia non intende infatti solo introdurre nuovi sistemi informatici a supporto delle attività delle cancellerie o dei giudici, ma anche offrire uno strumento capace di modificare in modo sostanziale tutto il sistema delle relazioni processuali, così come risultano essere fissate
dalle norme di procedura.
Non si tratta pertanto di un progetto interno all'Amministrazione, che da sola, nella sua attività di
autodeterminazione, vuole migliorare la qualità dei servizi resi.
Non v'è dubbio che, invero, il progetto "processo civile telematico" è una vera sfida raccolta
dalla DGSIA, che ha fatto proprie le istanze di quanti si lamentano degli attuali standard
giudiziari per realizzare e mettere a disposizione di tutti gli attori processuali un nuovo
strumento di lavoro, completo ed integrato.
Se è vero allora che, nella Direttiva sull'azione amministrativa per l'anno 2003 del Ministro
della Giustizia, viene indicato tra gli obiettivi prioritari quello
della "riduzione del debito giudiziario", inteso come quantità, ritenuta evidentemente anomala,
di procedimenti contenziosi civili pendenti presso gli uffici giudiziari del territorio nazionale,
è ragionevole ipotizzare che "il processo civile telematico" possa rappresentare la premessa
necessaria per avere un sistema giudiziario più efficiente, a parità di risorse umane utilizzate.
In dettaglio, con il Processo Civile Telematico si intende giungere ai seguenti risultati:
- gestione in forma digitale delle informazioni connesse a tutte le fasi di un procedimento civile;
- gestione telematica di tutte le comunicazioni e gli scambi informativi tra i diversi "attori"
coinvolti in un procedimento civile ( giudici, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, ecc. );
- semplificazione delle attività relative ai procedimenti civili;
- diffusione delle informazioni;
- riduzione delle attività a basso valore aggiunto connesse alla continua manipolazione delle carte;
- accrescimento della trasparenza e della certezza della dimensione temporale degli atti e del procedimento.
Il progetto richiede competenze multidisciplinari e risorse disparate, dotazioni hardware e software, adeguamenti normativi, apporto di professionalità diverse, sperimentazioni in laboratorio, formazione e socializzazione degli attori coinvolti.
In Italia sono state individuate sette sedi giudiziarie pilota per la sperimentazione.
Tra queste è stato prescelto il Tribunale di Bari, presso cui il progetto complessivo si
è venuto realizzando secondo due diversi piani attuativi: quello tecnico e quello organizzativo.
Per quanto riguarda il primo, quello tecnico, si sono venute realizzando alcune componenti
software ( l'evoluzione del SICC, una repository documentale minimale, un nuovo Polisweb ).
Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello organizzativo, anche presso il Tribunale di
Bari (come per le altre sedi pilota ), è stato istituito un "laboratorio", destinato ad
avere significativa valenza, in quanto costituente "gruppo di lavoro" ( di cui fanno parte
magistrati, avvocati, cancellieri e personale tecnico ) in grado di rilevare le criticità
presenti nel tribunale, nell'auspicio/certezza che tutti gli "attori" del processo abbiano
consapevolezza delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, nonché della circostanza
che, solo attraverso una vera rivoluzione culturale, che imponga una azione congiunta ed integrata,
possa essere data una svolta decisiva al processo civile.
Riguarda al Processo Civile Telematico il sito mette a disposizione i seguenti File: